Per te, che se stai leggendo questo post, nuovamente, hai deciso che essere masochisti per la prossima mezz'ora non è poi così malaccio...
Per te, che ti piace come scrivo, che la curiosità uccise il gatto, che berresti alla coppa della conoscenza pure se la coppa scottasse...
Per te, che comunque, qualsiasi cosa scriva, ti ritroveresti fra queste pagine lo stesso..
Non posso impedirti di leggere queste righe, e quelle passate. Ma posso ricordarti chi sei tu ora. E chi sono io.
E se sei ancora qui, ti do un lungo bacio, e ti auguro buona lettura.
E sono sempre qui con te. Per te...
14 marzo 2008
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Per te |
08 novembre 2006
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credo |
adesso è da andare avanti, e trovare un motivo per farlo senza limitarsi a sopravvivere a sé stessi, ma vivere.
allora mi dedico questo. stranamente, non è una canzone. è una citazione, però, e neanche tanto difficile da indovinare. ma stasera la sentivo rotolare tra i miei pensieri, e sapevo di averla lì, da qualche parte, anche se non ne sono stato sicuro finché non l'ho riletta. era proprio ciò che avevo. e ciò di cui abbisognavo.
credo nelle rovesciate di bonimba, e nei riff di keith richards. credo al doppio suono di campanello del padrone di casa, che vuole l'affitto ogni primo del mese. credo che ognuno di noi si meriterebbe un padre e una madre che siano decenti con lui almeno finché non si sta in piedi. credo che un'inter come quella di corso, mazzola e suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa. credo che non sia tutto qui, però prima di credere in qualcos'altro bisogna fare i conti con quello che c'è qua, e allora mi sa che crederò prima o poi in qualche dio. credo che se mai avrò una famiglia sarà dura tirare avanti con trecento mila al mese, però credo anche che se non leccherò culi come fa il mio caporeparto difficilmente cambieranno le cose. credo che c'ho un buco grosso dentro, ma anche che, il rock n' roll, qualche amichetta, il calcio, qualche soddisfazione sul lavoro, le stronzate con gli amici ogni tanto questo buco me lo riempiono. credo che la voglia di scappare da un paese con ventimila abitanti vuol dire che hai voglia di scappare da te stesso, e da te stesso non ci scappi nemmeno se sei eddie merckx. credo che non è giusto giudicare la vita degli altri, perché comunque non puoi sapere proprio un cazzo della vita degli altri.che dire, dopo queste frasi. che mi ci ritrovo un po', anzi, forse un po' troppo.
ero convinto di aver trovato qualcuno che mi desse una mano per chiuderlo quel buco, ma gli eventi e la mia imperizia sono stati più forti. vabbé. basta solo trovare la via d'uscita. intanto si parte.
05 novembre 2006
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un bel risveglio |
tante tensioni che mi hanno accompagnato negli ultimi tempi si sono smaterializzate di colpo, in un soffio. un po' come quando la mattina ci si sveglia senza febbre dopo una settimana a letto. fantastico.
mi guardo un po' attorno. di cose da fare ce ne sono tante, è vero. ma adesso non ho più l'esigenza di fare tutte assieme, e presto. mi ritaglierò pezzi di benessere e angoli di tempo per me, per le mie coccole, le mie cioccolate calde con i biscotti al caramello. avete presente, i biscotti al caramello? stupendi anche quelli.
01 novembre 2006
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riflessioni d'autunno |
perché, in buona sostanza, non ci capisco più niente. è da giovedì che non ci capisco più niente. mi sento un po' come un cane che gira su sé stesso, in maniera disperata, per mordersi la coda. uguale. sto cercando di scindere un attimo gli avvenimenti, per cercare di ragionarli in maniera fredda, da quelle che sono le mie emozioni, in questo momento molto forti e contrastanti.
non riesco più neanche a decifrare i messaggi che mi mandi, e per questo comincio a temere che non siano per me. qualcuno ha spento la luce, e sto vagando a tentoni, accontentandomi della giornata e perdendomi un po'. niente di speciale. oppure sto fermo, per non sbattere addosso agli angoli.
non riesco a capire i tuoi silenzi, se sono silenzi d'assenso, se sono incoraggianti, se sono una prova, se semplicemente non vuoi che ti scriva, e che il tempo mi fiacchi. non lo so.
sabato sera, poi, penso di avere veramente toccato il fondo più fondo. complice l'alcool, lì, verso le tre, mi si è rotto qualcosa dentro. la bella mascherina si è sbriciolata, e la mia disperazione (perché questo è stato, disperazione) non ha più avuto freni. avrei voluto solo stringermi forte ed annullarmi un po', per non stare così, diventare parte stessa dell'acqua e disperdermi.
mi sono ritrovato più povero, più solo e più infelice. ed ogni giorno che passa, aumenta la mia consapevolezza di questo. mi sto spegnendo un po'.
e poi arrivano i tuoi post, che sembrano dare speranze. ma che fanno a pugni con quello che ci siamo detti. o, forse, sono solo un illuso, sperando che siano per me.
27 ottobre 2006
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svolte |
se poi non mi son fatto sentire, stavolta, non è per pusillanimità. è che ho cercato di non importi la mia presenza, visto che, all'attuale stato di cose, non ti è ancora totalmente gradita. spero non ti sia dispiaciuto.
ma andiamo per gradi.
hai risposto al telefono, e come giustamente mi hai fatto notare anche tu, è già una base su cui lavorare.
mi hai chiesto tempo: ok. tutto il tempo che vuoi. sono qua, lo so io e lo sai tu. e questo è molto importante.
mi hai detto che, forse, la palla mi è passata fra le gambe appena iniziata la mischia. vero. e avrei potuto e dovuto comportarmi in maniera differente, andarla a cercare la palla, invece di aspettare un lancio miracoloso del quaterback di turno.
ho mollato presto. vero anche questo. ma volevo provocarti, e tu, probabilmente per lo stesso motivo, mi sei stata dietro. bene, anzi, male. ho combinato la cazzata. questo però non vuol dire che non ci tenessi a te. questo mai. ne sono testimoni le mie lacrime, le mie notti insonni e tutte le persone che mi hanno visto di recente.
adesso pago ogni conseguenza, ed ogni prezzo non sarà mai abbastanza salato.
e nonostante questo, mi riservo di essere ottimista. il sole non c'è ancora, ma almeno i lampi e i tuoni si sono fatti un po' meno spaventosi.
lo so, non si risolverà tutto con questa telefonata e qualche post qua e là.
ma da qualche parte, bisogna pur iniziare.
23 ottobre 2006
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about dreams |
ogni tanto lo tiro fuori, e lo giro e rigiro tra le dita. un po' ci gioco, un po' lo ammiro, un po' mi perdo in esso.
solo un sogno...
vorrei tanto si avverasse. non passa notte nella quale io non preghi dio perché possa tornare a splendere come quando, questo sogno, era realtà. prima che che fosse infranto e strappato.
ci ho messo su un po' di scotch. oddio, il risultato non è granché. ma a me piace così. anzi, ha quella punta di luccichio che ai miei occhi lo rende ancora più prezioso.
qualcuno ha detto che
se hai un sogno, hai anche la forza per poterlo rendere realtà.sto raccogliendo le forze. ci sto mettendo tutto me stesso.
so che hai fatto un sogno anche tu. me lo hai raccontato. ora, spero vivamente che sia ancora un sogno forte. io il mio non l'ho ancora sepolto...
21 ottobre 2006
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malinconia |
non so che farci.
forse sono stato un coniglio, o un coglione se preferisci, a lasciarti andare così, facilmente. non avrei mai voluto farlo.
ed adesso son qua, davanti a 'sta tastiera maledetta, a cercare di dare un senso ad una cosa che senso non ha. a cercare di darmi un contegno quando è chiaro al mondo che ho preso la mia dignità, la ho ben spalmata e mi ci son fatto colazione. maledizione, quanto mi odio per questo. e quanto male sto per il male che starai tu, quando leggerai queste parole.
posso farci ben poco, però. sono fatto così, e tu lo sai benissimo.
mi sono ascoltato un po' di radio, per cercare di tirarmi un po' su. e mi sono trovato davanti ad una canzone d'archivio, che mi dedico, in attesa di tempi migliori. a te, invece, dico buona notte...
La malinconia ha onde come il mare,dio, a volte me lo dico da solo. sono patetico...
ti fa andare e poi tornare
Ti culla dolcemente
La malinconia si balla come un lento
La puoi stringere in silenzio
E sentire tutto dentro
E' sentirsi vicini e anche lontani
E' viaggiare stando fermi
E' vivere altre vite
E' sentirsi in volo dentro agli aeroplani
Sulle navi illuminate
Sui treni che vedi passare
Alla luce calda e rossa di un tramonto
Di un giorno ferito che non vuole morire mai
Sembra quasi la felicità
Sembra quasi l'anima che va
sogno che si mischia alla realtà
Puoi scambiarla per tristezza ma
E' solo l'anima che sa
Che anche il dolore servirà
E si ferma un attimo a consolare il pianto
Del mondo ferito che non vuole morire mai
E' perdersi tra le dune del deserto
Tra le onde in mare aperto
Anche dentro a questa città
E' sentire che tutto si può perdonare
Che tutto è sempre uguale
Cioè che tutto può cambiare
E' stare in silenzio ad ascoltare
Sentire che può essere dolce
Un giorno anche morire
Nella luce calda e rossa di un tramonto
Di un giorno ferito che non vuole morire mai
Sembra quasi la felicità
Sembra quasi l'anima che va
sogno che si mischia alla realtà
Puoi scambiarla per tristezza ma
E' solo l'anima che sa
Che anche il dolore passerà
E si ferma un attimo a consolare il pianto
Di un amore ferito che non vuole morire mai
Na na na na na na na....
Na na na na na na na....
Na na na na na na na....
19 ottobre 2006
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vecchie canzoni |
e pensavo di dedicartene una o due. poi mi son detto di no. perché non aiuta. perché mi ero dato una settimana. una settimana per piangere, per prendere il dolore e buttarmici dentro a capofitto, fino quasi a soffocarmici dentro.
beh, l'ho fatto. e adesso ne sono fuori. è ovvio che ti penso ancora, e che qualche momento di depressione ci sarà, e che forse qualche lacrima ancora scenderà. ma ho smesso di chiedermi perché, perché tanto i perché nostri, o molti almeno, sono destinati a restare senza risposta. ho smesso di sperare che tu ci possa ripensare, e questo non te lo avevo mai detto perché ho sempre desiderato tu fossi libera. ho smesso di sentirmi in colpa.
non guardo più lo squarcio che hai lasciato dentro di me, ma non lo copro. semplicemente, adesso voglio e devo tornare a vivere. adesso tocca a te.
15 ottobre 2006
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amari ritorni |
tralasciando il fatto che non mi faccio più la barba da due settimane ed oltre, che non dormo più da cinque giorni, che ho perso tre chili, che oggi cazzo sarebbero stati due mesi, che ormai ho gli occhi rossi perenni, sto bene.
certo, sto decisamente bene...
toh, guarda. un ufo.
14 ottobre 2006
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dure giornate piene |
12 ottobre 2006
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speranze ed addii |
mi mancherai, mi manchi già adesso insopportabilmente, ma forse è meglio così.
ci stavamo facendo del male a vicenda. mi spiace per la coperta, è un peccato buttarla via. tienila lì, per quest'inverno. che almeno lei sappia fare quello che non sono riucito io...
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e trovalo, adesso, il senso |
ho avuto più e più volte la tentazione di mandarti uno squillo, o magari anche solo un messaggino... ho guardato più e più volte il tuo blog, cercando di capire come tu la stessi prendendo. niente. una volta mi hai detto che solo le forti emozioni ti spingono a scrivere. a volte mi viene da pensare che, forse, è stato solo uno di quei giochi che si fa da bambini, che appassionano solo finché non stancano. peccato.
anche perché, per me, non è stato un gioco. io ci ho creduto davvero. e se mi sono fatto da parte, non è stato per vigliaccheria o per non volere lottare, quanto perché mi sono accorto, come giustamente hai detto tu, che mancava qualcosa.
la colpa di chi è? e che ne so. non è questa la domanda giusta da porre. la domanda giusta da porre è: e adesso, che farò? che farò senza di te che mi svegli la mattina con una dolcissima telefonata, che piangi e ridi con me, che mi fai partecipe delle tue gioie e i tuoi dolori? come ritrovare un senso dopo che mi ero messo in un'ottica di vita che adesso viene a cadere così?
forse l'amore vero non esiste, o forse tra noi non era vero amore. non lo so.
so solo che, adesso, queste risposte me le troverò da solo. non sei più affar mio.
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e adesso avanti con la cioccolata...
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pensavo fosse amore e invece era un calesse |
le esporrò all'aria e all'altrui possibilità di ferirmi nuovamente, perché così si cicatrizzeranno prima. e poi al massimo doleranno un po' quando il tempo cambia.
ti ho amata, stellina mia, ed adesso mi ritrovo a dovere fare i conti con me stesso. pagherai i miei errori, perchè ne ho fatti, come io pagherò i tuoi. ma in fondo è giusto così. è la vita. è così che va e che deve andare.
ti lascio in ricordo nonparole di astio o di depressione, ma soltanto due semplicissime canzoni. la prima è struggente, visto che è di quel fastidioso tizio di tiziano ferro (a tizia', non volermene...), e stasera ce l'ho in testa, quindi tanto vale lasciarla uscire.
la seconda invece è di quel geniaccio di guccini, che forse la vita non l'ha mai capita tanto bene neanche lui, ma da come l'ha descritta non deve esserci poi molto lontano...
Tra il lavoro e le lenzuola
Presto dimmi tu come farai ?
Ora che tutto va a caso
Ora non sono più un peso
Dimmi quali scuse inventerai ?
Inventerai che non hai tempo
Inventerai che tutto è spento
Inventerai che ora ti ami un po' di più
Inventerai che ora sei forte
E chiuderai tutte le porte
Ridendo troverai una scusa
Una in più..
Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo...
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva...
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Qualche cosa ti consola
Con gli amici il tempo vola
Ma qualcosa che non torna c' è
C' è che ho freddo e non mi copro
C' è che tanto prima o dopo
Convincendoti ci crederai
Ci crederai che fa più caldo
Da quando non mi hai ormai più accanto
E forse è meglio
perché sorridi un po' di po' di più
un po' di più...
Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo...
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva...
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Ancora
E il mio ricordo ti verrà a trovare quando starai troppo male
Quando invece starai bene resterò a guardare
Perché ciò che ho sempre chiesto al cielo
È che questa vita ti donasse gioia e amore vero
E in fondo
Ed ero contentissimo in ritardo sotto casa ed io che ti aspettavo
Stringimi la mano e poi partiamo...
In fondo eri contentissima quando guardando Amsterdam non ti importava
della pioggia che cadeva...
solo una candela era bellissima
e il ricordo del ricordo che ci suggeriva
che comunque tardi o prima ti dirò
che ero contentissimo
ma non te l'ho mai detto che chiedevo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Ed ero contentissimo ma non te l' ho mai detto
E dentro urlavo
Dio ancora
Ancora
Ancora
Questa domenica in Settembre non sarebbe pesata così,
l' estate finiva più "nature" vent' anni fa o giù di lì...
Con l' incoscienza dentro al basso ventre e alcuni audaci, in tasca "l'Unità",
la paghi tutta, e a prezzi d' inflazione, quella che chiaman la maturità...
Ma tu non sei cambiata di molto anche se adesso è al vento quello che
io per vederlo ci ho impiegato tanto filosofando pure sui perchè,
ma tu non sei cambiata di tanto e se cos' è un orgasmo ora lo sai
potrai capire i miei vent' anni allora, i quasi cento adesso capirai...
Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà,
non era la rivolta permanente: diciamo che non c' era e tanto fa.
Portavo una coscienza immacolata che tu tendevi a uccidere, però
inutilmente ti ci sei provata con foto di famiglia o paletò...
E quanto son cambiato da allora e l'eskimo che conoscevi tu
lo porta addosso mio fratello ancora e tu lo porteresti e non puoi più,
bisogna saper scegliere in tempo, non arrivarci per contrarietà:
tu giri adesso con le tette al vento, io ci giravo già vent' anni fa!
Ricordi fui con te a Santa Lucia, al portico dei Servi per Natale,
credevo che Bologna fosse mia: ballammo insieme all' anno o a Carnevale.
Lasciammo allora tutti e due un qualcuno che non ne fece un dramma o non lo so,
ma con i miei maglioni ero a disagio e mi pesava quel tuo paletò...
Ma avevo la rivolta fra le dita, dei soldi in tasca niente e tu lo sai
e mi pagavi il cinema stupita e non ti era toccato farlo mai!
Perchè mi amavi non l' ho mai capito così diverso da quei tuoi cliché,
perchè fra i tanti, bella, che hai colpito ti sei gettata addosso proprio a me...
Infatti i fiori della prima volta non c' erano già più nel sessantotto,
scoppiava finalmente la rivolta oppure in qualche modo mi ero rotto,
tu li aspettavi ancora, ma io già urlavo che Dio era morto, a monte, ma però
contro il sistema anch' io mi ribellavo cioè, sognando Dylan e i provos...
E Gianni, ritornato da Londra, a lungo ci parlò dell' LSD,
tenne una quasi conferenza colta sul suo viaggio di nozze stile freak
e noi non l' avevamo mai fatto e noi che non l' avremmo fatto mai,
quell' erba ci cresceva tutt' attorno, per noi crescevan solo i nostri guai...
Forse ci consolava far l' amore, ma precari in quel senso si era già
un buco da un amico, un letto a ore su cui passava tutta la città.
L'amore fatto alla "boia d' un Giuda" e al freddo in quella stanza di altri e spoglia:
vederti o non vederti tutta nuda era un fatto di clima e non di voglia!
E adesso che potremmo anche farlo e adesso che problemi non ne ho,
che nostalgia per quelli contro un muro o dentro a un cine o là dove si può...
E adesso che sappiam quasi tutto e adesso che problemi non ne hai,
per nostalgia, lo rifaremmo in piedi scordando la moquette stile e l'Hi-Fi...
Diciamolo per dire, ma davvero si ride per non piangere perchè
se penso a quella che eri, a quel che ero, che compassione che ho per me e per te.
Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là,
sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità...
Perchè a vent' anni è tutto ancora intero, perchè a vent' anni è tutto chi lo sa,
a vent'anni si è stupidi davvero, quante balle si ha in testa a quell' età,
oppure allora si era solo noi non c' entra o meno quella gioventù:
di discussioni, caroselli, eroi quel ch'è rimasto dimmelo un po' tu...
E questa domenica in Settembre se ne sta lentamente per finire
come le tante via, distrattamente, a cercare di fare o di capire.
Forse lo stan pensando anche gli amici, gli andati, i rassegnati, i soddisfatti,
giocando a dire che si era più felici, pensando a chi s' è perso o no a quei party...
Ed io che ho sempre un eskimo addosso uguale a quello che ricorderai,
io, come sempre, faccio quel che posso, domani poi ci penserò se mai
ed io ti canterò questa canzone uguale a tante che già ti cantai:
ignorala come hai ignorato le altre e poi saran le ultime oramai...
non ti scorderò, ma adesso è ora che tu entri nei miei magici cassetti della memoria. magari non subito sotto naftalina, si intende, ma ormai la parola "fine" alla nostra favola è stata scritta. almeno l'abbiamo scritta insieme.
ti auguro una, dieci, mille notti buone, dolci e felici. e se mi vuoi ancora cercare, mi troverai, spero, tra i tuoi ricordi migliori.
addio.
11 ottobre 2006
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riflettere... |
Le cose. Non arrivano. Mai. A. Caso. Rifletti.
è un periodo che stiamo camminando su due sentieri diversi, paralleli. vanno nella direzione, ma non si incontrano mai. mi manchi un po'. e non vedo l'ora di ritrovarti.
nel frattempo, rifletto...
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cirano |
dev' esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
dove non soffriremo e tutto sarà giusto.
non ridere, ti prego, di queste mie parole,
io sono solo un' ombra e tu, rossana, il sole,
ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
perchè oramai lo sento, non ho sofferto invano,
se mi ami come sono, per sempre tuo, per sempre tuo, per sempre tuo...
cirano
10 ottobre 2006
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la filosofia del viaggiatore |
e questo permette di fare il viaggio con molta tranquillità. un viaggio nel viaggio, quasi. e questo quando si è soli.
perché il viaggiatore, proprio per questa sua peculiarità, viene a contatto con molte persone. alcune di esse sono dei perfetti sconosciuti, altre semplici persone già viste, altre infine dei vecchi amici. ma, soprattutto, tutte persone che condividono assieme la condizione del viaggiatore.
così è facile attacare bottone, quando non si è disposti a passare un po' di tempo con sé stessi.
ma la cosa migliore è, e quando capita è sempre piacevole, quando si incontrano casualmente persone che non si vedevano da tempo.
perché si aprono i cassetti dei ricordi, e il tempo sa di the delle cinque...
09 ottobre 2006
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un lunedì mattina come tanti |
lì, davanti alla fermata del treno, quel lunedì mattina era porpio un lunedì, anzi, era ancora più lunedì di un lunedì.
che ci volete fare? a volte capitano anche i superlunedì. e non per via delle elezioni negli stati uniti. e c'era la nebbia, per giunta.
l'umidità penetrava fin dentro le ossa, e non c'era verso di cacciarla via.
uno di quei momenti nei quali rimpiangeva le sigarette, ed il loro finto tepore che per qualche istante sembravano donargli.
ed, ovviamente, il treno era in ritardo. in straritardo. e vabbè, quello era l'ultimo dei suoi pensieri. avrebbe però gradito che ci fosse almeno un'altra persona lì con lui. magari una ragazza. allora sì, il superlunedì avrebbe preso un'altra piega. magari avrebbe potuto diventare un quasi venerdì.
magari.
il treno arrivò. e lui, immerso nel suo superlunedì, partì con esso verso la nebbia...
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di te, il mio lento cuore
non è che i tuoi passi
02 ottobre 2006
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50 euro |
mi limito a farvela leggere. così, almeno, se una morale c'è (e c'è, e nemmeno tanto nascosta...) la troverete voi, e solo voi ci rifletterete..
ah, oggi a scuola tutto bene, grazie.
Paolo, con la faccia triste e abbattuta, si ritrova con la sua amica Laura in un bar per prendere un caffè. Depresso, scaricò su di lei tutte le sue preoccupazioni... e il lavoro... e i soldi... e i rapporti con la sua ragazza... e la sua vocazione!... Tutto sembrava andar male nella sua vita. Laura introdusse la mano nella borsa, prese un biglietto da 50 EURO e gli disse: -Vuoi questo biglietto?
Paolo, un po' confuso all'inizio le rispose: -Certo Laura... sono 50 EURO, chi non li vorrebbe? Allora Laura prese il biglietto in una mano, lo strinse forte fino a farlo diventare una piccola pallina. Mostrando la pallina accartocciata a Paolo, gli chiese un'altra volta: -E adesso, lo vuoi ancora? -Laura, non so cosa pretendi con questo, però continuano ad essere 50 EURO. Certo che lo prenderò se me lo dai. Laura spiegò il biglietto, lo gettò al suolo e lo stropicciò ulteriormente con il piede, riprendendolo quindi sporco e segnato. -Continui a volerlo?
-Ascolta, Laura, continuo a non capire dove vuoi arrivare, però è un biglietto da 50 EURO, e mentre non lo rompi, conserva il suo valore....
-Paolo, devi sapere che anche se a volte qualcosa non esce come vuoi, anche se la vita ti piega o accartoccia, continui a essere tanto importante come lo sei stato sempre...
Quello che devi chiederti è quanto vali in realtà, e non quanto puoi essere abbattuto in un particolare momento. Paolo si paralizzò guardando Laura senza dire una parola, mentre l'impatto del messaggio entrava profondamente nella sua testa. Laura mise il biglietto spiegazzato di fianco a lui, sul tavolo,e con un sorriso complice disse: -Prendilo, ritiralo perchè ti ricordi di questo momento quando ti senti male... però mi devi un biglietto nuovo da 50 EURO per poterlo usare con il prossimo amico che ne abbia bisogno. Gli diede un bacio sulla guancia e si allontanò verso la porta. Paolo tornò a guardare il biglietto, sorrise, lo guardò e con una nuova energia chiamò il cameriere per pagare il conto...